Le cose che pensi ogni volta che capiti dal pediatra

bambino medicina

Sì, lo so, non ci andiamo tanto spesso dal pediatra. Non sono una mamma troppo apprensiva e le nane, fortunatamente (e qui incrocio l’incrociabile, tocco ferro, mentre tocco anche un bel cornetto e getto sale a destra e a sinistra, ma no, non sono superstiziosa!!!!), non ne hanno spesso bisogno. Ma quelle 3-4 volte all’anno ci tocca andare dal pediatra. Se è per la visita di controllo e vedi che dentro c’è più gente che in fila in una banca dove regalano soldi, allora te ne vai. Ma se devi farle visitare perché non stanno bene, non c’è santo che tenga: devi farti coraggio ed entrare… Altro che paracadutismo e immersione tra gli squali: qui sì che ci vuole fegato!

Se le tue bimbe stanno male, probabilmente anche la restante popolazione più bassa di 1 metro e 40 che va ancora a scuola o all’asilo sta altrettanto male. Credo sia un’equazione matematica dalla quale non si può scappare. E non importa a che ora tu arrivi, perché tutti arriveranno un secondo prima di te (questa la conosco, è la Legge di Murphy!!!!).  Così ti tocca stare in piedi, in una stanza piena di germi di ogni genere con tutte e due le nane (eh sì, perché già che ci vai, fai vedere anche la nana che sta meno male per quel piccolo fastidio… Si chiama ottimizzare le file!) un po’ doloranti. Che se entri con un giradito come minimo esci con la peste (per la gioia di quelli di Feudalesimo e Libertà)… E così cerchi di tenere le tue figlie lontane dagli altri non perché non vuoi che socializzino, ma perché vorresti evitare di dover vendere casa per comprare Tachipirina a quintali!

E mentre sei lì che cerchi di schivare prima un batterio e poi un virus, appena starnutiti o tossiti, e mentre cerchi di intrattenere le due nane, che tanto sai che con quelle 10 persone davanti potresti fare anche la muffa lì dentro, i pensieri che ti passano per la testa sono sempre gli stessi…

  1. Chi me l’ha fatto fare? C’ho un veterinario comodo a casa (santa sorella che mi cura sempre e pure bene), non potevo darle uno squillo che mi veniva anche a casa a domicilio????
  2. Dai, non ha poi così tanta febbre, magari se ripasso più tardi/domani/tra una settimana/nel duemilaesettordici… Che tanto poi rimani lì, perché lo sai che devi farla vedere.
  3. Tanto mi dirà che è influenza, lo so, perché so che è influenza… Ma poi le nonne ti fanno venire il senso di colpa a ogni colpo di tosse facendoti venire le paturnie… Quindi meglio fargliela vedere, così almeno stai tranquilla… (E per la cronaca, mi ha detto che era solo influenza… Strano, eh?).
  4. Ma perché non fare un numerino digitale? Tu ti prenoti in fila da casa, comodamente al calduccio o anche in macchina parcheggiata in quattordicesima fila davanti all’ambulatorio (perché sia mai far fare due passi a piedi ai poveri bambini… Ok, sono malati, ma due passi all’aria aperta, di mare, pure, non è che fa poi così male, anzi, meglio che stare chiusi nella sala d’aspetto piena di microbi!) e quando è il tuo turno, taaaaac, entri dentro. Perché no, perché no?
  5. Ok, va bene, date in mano il telefonino ai vostri pargoli così stanno tranquilli. Lo capisco, stare troppo a lungo fermi fa male (potete sempre giocare con loro, noi abbiamo fatto 8 tornei di sasso carta forbice, 10 di Indovina a cosa penso, 5 di Scegli  un colore e conta quante macchine di quella tonalità passano e così via, ma ognuno intrattiene come meglio crede). Ma almeno un paio di cuffiette vogliamo darle a questi fioli? Che tra un po’ dalla caciara che c’era pareva di stare al Miu Miu il sabato sera. Mancavano le luci e Tony Manero ed eravamo a posto!
  6. Signora, non è indispensabile fare due chiacchiere mentre si aspetta il dottore. Sì, lo so che suo figlio è comodamente seduto in macchina perché siete venuti in 50 a portarlo dal pediatra. Ma come vede io sono sola con due nane da intrattenere, perché no, non glielo do il telefonino per evitare di aumentare ancora di più l’inquinamento acustico di questa stanza. No, non voglio sapere perché lei è qui e cosa ha suo figlio. Non è perché non sono empatica e non me ne frega niente degli altri, tutt’altro. E’ che c’avrei un attimino da fare… Ma mi può capire vero, vero? No, non mi può capire!
  7. Mannaggia a me, ma non potevo venire più tardi? Adesso non c’è quasi nessuno… Ma tanto, se arrivi più tardi, arriveranno tutti a quell’ora. E’ una legge dell’universo dalla quale non puoi scappare.
  8. Ma perché tutti ci mettono un’eternità e tu, che ne hai da far vedere due, ci metti un secondo? Sì, ok, Dio mi ha concesso il dono della sintesi. A volte anche un po’ troppo dai dottori, ma io dico l’essenziale, non è che ti devo raccontare di Adamo ed Eva o della storia delle nane da quando sono nate. Una c’ha di nuovo la febbre e la tosse, l’altra male all’orecchio. Tu visiti, mi dici cosa pensi che sia, mi dici cosa devo fare, io ti ringrazio, saluto educatamente, le nane salutano e abbiamo fatto… Semplice, no?
  9. Ma perché c’è sempre qualcuno che entra dal pediatra, vede lo spropositato numero di bambini presenti all’interno, si meraviglia e chiede: Ma sono tutti qui perché sono malati? No signore, guardi, noi siamo qui perché a casa ci annoiavamo e volevamo provare l’ebbrezza di rischiare la vita tra virus, batteri, germi e chissà quante altre robe contagiose. Amiamo vivere pericolosamente. Sempre!
  10. E la domanda più domanda delle domande. Perché diamine non chiedete chi è l’ultimo? E’ facile, si fa da tanto tempo. Si entra, si chiede chi è l’ultimo e si punta quella persona, come un cane da caccia. Così non dovete stare a ricordarvi di tutte le persone che erano lì prima di voi. E soprattutto non tentate di passare davanti perché dite di non averci visto… Siamo in tre, tre donne, chiacchiericce all’ennesima potenza, non ci siamo mosse dalla nostra seduta improvvisata sul tavolino… Le cose sono due: o hai problemi di memoria (e visto che abitiamo al mare, il pesce non manca, mangialo) oppure tu ci stai provando!!!! Santo papà al quale tu avevi chiesto chi era l’ultimo che testimonia a tuo favore, manco fossimo in tribunale!!!!!

E comunque, la prossima volta, partenza intelligente per andare dal pediatra. Proprio come quelle che riusciamo a fare noi italiani in estate, ad agosto, di sabato e domenica… Mission impossible… Ma ce la farò!